«C’è dell’altro», disse Franco.
Rosanna si girò di scatto. «No.»
Lui la ignorò. «Beatrice, i soldi che ci mandavi ogni mese… non li usavamo per le bollette.»
Mi si strinse lo stomaco.
«Le bollette le paga la mia pensione in automatico. La spesa la paghiamo noi. E il SUV non ha nessuna rata.»
Io avevo contribuito a cinque rate di quel SUV.
«Allora dove finivano?»
Franco tirò fuori un’altra cartella. Rosanna fece per prenderla, ma lui le afferrò il polso. «Siediti.» E lei si sedette.
Ogni mio bonifico entrava sul conto personale di Rosanna. Entro due giorni, quasi la stessa cifra passava su un altro conto: Galli Immobiliare S.r.l.
«Una società che Rosanna ha aperto tre anni fa», spiegò Franco. «Possiede una casa.»
Stefano diventò pallido, di un pallore diverso.
«Quale casa?»
Federica piangeva. «Una villetta a Desenzano.»
Io una volta avevo detto a Stefano che mi sarebbe piaciuto crescere dei figli sul lago.
«Chi ci abita?»
Stefano chiuse gli occhi. «Una donna. Si chiama Sabrina.»
«Chi è Sabrina?»
«Una con cui uscivo prima di te. Per qualche mese.»
«E perché tua madre possiede la casa dove abita la tua ex?»
Federica sussurrò: «Per Mattia.»
«Chi è Mattia?»
«Un bambino.»
Guardai mio marito. «Quanti anni ha?»
«Cinque.»
Tre anni di matrimonio, uno di fidanzamento. I conti li feci da sola.
«Hai un figlio.»
Annuì.
«Lo vedi?»
«Il giovedì sera.»
Il giovedì sera. Il calcetto. Per tre anni Stefano aveva preparato la borsa, mi aveva baciato la fronte ed era uscito. A volte tornava tardi, profumato di bagnoschiuma, e diceva di essersi fatto la doccia al campo. Una volta avevo scherzato sul fatto che non avevo mai conosciuto nemmeno un compagno di squadra. Avevamo riso entrambi.
«Anche qualche sabato», aggiunse piano.


