Mia madre rispose al terzo squillo.
«Buon Natale, tesoro.»
La sua voce per poco non mi fece crollare.
«Mamma, devo chiederti una cosa. Rosanna ti ha chiamata di recente?»
Silenzio. «La settimana scorsa.»
«Che cosa voleva?»
«Diceva che stava preparando un album genealogico per te e Stefano, come regalo.»
«Che cosa le hai detto?»
«La mia data di nascita. Il cognome da nubile della nonna. Dov’è nato tuo padre. Qualche cosa.»
«Ti ha chiesto della casa?»
«Sì. Beatrice, cosa succede?»
«Mamma, ti prego. Controlla subito se ci sono richieste di finanziamento a tuo nome.»
Venti minuti dopo mi richiamò con la voce spezzata. C’era una richiesta di prestito con garanzia sulla sua casa, presentata nove giorni prima. Importo: duecentosessantamila euro.
Mia madre non aveva mai chiesto niente a nessuno.
Franco si sedette sul bordo del letto. «Dio mio.»
«Questa non è manipolazione», dissi. «È una truffa.»
«Sì.»
E all’improvviso il pranzo di Natale non era più la storia principale. Era solo l’incidente che aveva aperto una porta.
La settimana successiva passò in fretta. La mia avvocata mi consigliò di non tornare a casa da sola. Presentai denuncia ai carabinieri per la firma falsa e per la richiesta sulla casa di mia madre. Stefano mi contattò attraverso il suo legale.
Rosanna, invece, smise di chiamare.
E quel silenzio mi fece più paura di tutte le sue urla.


