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Capitolo 25: Buonanotte, Papà — Parte 2

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Capitolo 25 di 26
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Non seppe rispondere. Non la vidi mai più.

Tre anni dopo quel Natale nevicava piano fuori dalla casa di mia madre. Avevamo ricostruito il nostro rapporto lentamente, con risposte sincere, conversazioni scomode e scatole aperte invece che nascoste.

Portavo al polso l’orologio di Leonardo. 23:17, sempre. Avevo pensato di farlo riparare e poi avevo deciso di no. Quelle lancette ferme mi ricordavano che il tempo può fermarsi attorno a un segreto, anche mentre tutti gli altri continuano a vivere.

Franco, dopo il test, aveva pianto per due giorni. Poi aveva chiamato Stefano e gli aveva detto: «Trentasei anni non cambiano per un esame del sangue.» Erano rimasti padre e figlio.

Questo per me contava, perché anche Paolo restava mio padre. Mi aveva insegnato a leggere, mi preparava la merenda, vegliava su di me quando avevo l’asma. Mi aveva amata, e aveva anche mentito. Erano vere entrambe le cose.

Sabrina si era trasferita con Mattia. Stefano aveva raccontato la verità al bambino con parole adatte alla sua età, ed era rimasto nella sua vita. Mi sorprese. Forse mi colpì.

Federica lavorava per un’associazione che aiuta le vittime di abusi economici. Franco aveva istituito una borsa di studio intitolata a Leonardo Ferri, e il nome di mio padre era tornato sulla parete della storia aziendale.

La quota mi aveva resa più ricca di quanto avessi mai immaginato. Eppure, dopo anni in cui ero stata trattata come un bancomat, il denaro era la parte meno importante di ciò che avevo ritrovato. Avevo ritrovato la mia storia, il mio nome, la possibilità di scegliere.

Quella sera mia madre mi chiese: «Vorresti che niente di tutto questo fosse successo?»

Guardai la neve in giardino. «Per molto tempo ho pensato che la cosa peggiore della mia vita fosse quel pranzo di Natale.»

«E invece?»

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