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Capitolo 4: La storia continua

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Capitolo 4 di 27
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«Che è successo?»

Ha nascosto il braccio sotto il tavolo. «Niente.»

Beatrice ha risposto troppo in fretta. «È inciampata giocando.»

Ho guardato mia figlia. «Amore?»

Gli occhi le si sono riempiti di lacrime. Poi ha guardato verso il muro della cucina.

Beatrice se n’è accorta. La forchetta si è fermata a mezz’aria.

Aurora ha sussurrato qualcosa.

«Cosa?» ho chiesto.

Ha deglutito.

«Qualcuno ha fame, papà.»

La stanza si è fermata.

Beatrice ha riso. Un suono sbagliato. «Parla del gatto randagio.»

Aurora ha scosso la testa. «No.»

Ho appoggiato la forchetta. «E allora chi?»

La voce di mia figlia è diventata quasi impercettibile.

«La bambina nel muro.»

Beatrice si è alzata così di scatto che la sedia ha stridito sul pavimento.

«Stefano, ha quattro anni. Ha fantasia.»

Aurora ha cominciato a piangere. «È vera!»

Mi sono mosso verso di lei. Beatrice si è messa in mezzo.

«Basta.»

Quella parola ha cambiato qualcosa dentro di me. Non perché fosse arrabbiata.

Perché aveva paura.

Ho guardato mia moglie. Poi la cucina. Poi la griglia in basso.

Beatrice ha seguito il mio sguardo.

E ho finalmente capito quello che mia figlia aveva capito ore prima.

Mia moglie non si stava chiedendo se dietro quel muro ci fosse qualcuno.

Lo sapeva già.

Parte 3 — Il pannello

Mi sono inginocchiato davanti alla griglia.

All’inizio non ho sentito niente. Metallo freddo. Viti normali. Muro normale.

Per un secondo umiliante ho pensato che Beatrice avesse ragione.

Poi Aurora ha sussurrato: «Iris? C’è papà.»

Un suono è arrivato da dietro il muro.

Non un raspare. Non tubature.

Un respiro. Piccolo. Irregolare.

«Aurora?»

Mi si sono rizzati i peli sulle braccia. Mi sono girato verso Beatrice. Ha indietreggiato. Non le avevo mai visto quella paura in faccia.

«Mi chiamo Stefano», ho detto alla griglia. «Sei ferita?»

Silenzio. Poi:

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