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Capitolo 10: Quello Che Ha Visto Greta

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Capitolo 10 di 24
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Fino a quel momento Greta aveva tenuto il viso nascosto contro la mia spalla. Poi si girò, guardò la nonna e guardò Lulù.

E con la sua vocina rotta disse:

«La nonna ha buttato Lulù.»

Tutti si voltarono verso di lei.

Graziella rispose subito. «Perché mi picchiava con quella bambola! Me la sbatteva sulle gambe, sulle braccia. Gliel’ho tolta e basta.»

Greta scosse la testa con forza, e le lacrime ricominciarono a scendere.

«No. No. No.»

Vidi il volto di mia suocera irrigidirsi. Non era dolore e nemmeno vergogna: era irritazione. Era la stessa espressione che le avevo visto mille volte a tavola, quando qualcuno la contraddiceva. Solo che stavolta a contraddirla era sua nipote, una bambina di tre anni con una scarpa sola.

«Greta, di’ la verità alla nonna» cominciò Graziella, chinandosi verso di lei. «Non è vero che…»

«Signora, si fermi» la interruppe il maresciallo Ferri. «Lei non deve fare domande alla bambina, né adesso né dopo.»

Graziella si raddrizzò. «Io sono sua nonna.»

«Appunto» disse la carabiniera Deiana.

Mia suocera non si arrese. Cominciò a parlare a raffica, rivolta più a me che ai carabinieri. Disse che i bambini di oggi non conoscono regole e che io tenevo Greta sempre in braccio. Secondo lei l’avevo resa dipendente e fragile, incapace di stare cinque minuti da sola. Ai suoi tempi, disse, un bambino che faceva i capricci veniva mandato in camera, e nessuno chiamava i carabinieri.

«Io le ho insegnato una cosa che tu non le insegni» disse, puntandomi il dito contro. «A stare al suo posto.»

Stringevo Greta così forte che dovetti ricordarmi di allentare le braccia.

Il soccorritore si avvicinò. «Signora, dobbiamo andare.»

Stavo per salire sull’ambulanza quando sentii una frenata in fondo alla via.

Era Nicola.

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