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Capitolo 14: La Confessione Di Camilla — Parte 1

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Capitolo 14 di 24
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Aveva il trucco sbavato e stringeva le chiavi della macchina come se le servissero per stare in piedi. Chiese se poteva entrare. Nicola guardò me, e fui io a dire di sì.

Si sedette accanto al letto, guardò Greta addormentata e ricominciò a piangere in silenzio. Poi si asciugò il viso con il dorso della mano e cominciò a parlare.

«Al maresciallo ho detto tutto» disse. «Adesso lo dico anche a voi.»

Raccontò che dopo pranzo Greta non voleva dormire e piangeva perché voleva la mamma. Mentre strillava, aveva agitato Lulù e aveva colpito la nonna su un braccio, senza volerlo. A quel punto Graziella aveva perso la pazienza.

«Non la stava picchiando» disse Camilla. «Si agitava, come fanno tutti i bambini. La mamma le ha strappato la bambola dalle mani e l’ha tirata contro il muro. È lì che si è staccato il braccio.»

Poi Graziella aveva preso Greta per il polso e l’aveva portata nella stanza del cucito. Aveva abbassato la tapparella, “così col buio si calma”. Aveva chiuso la porta e aveva preso la sedia.

«Le ho detto che era troppo piccola. Lei mi ha risposto: “Tu eri anche più piccola, e sei ancora viva.”»

Alle 14:06 Graziella mi aveva chiamata. Voleva che andassi a prendere Greta e voleva dirmi, con parole sue, “quello che si merita una madre così”. Quando non avevo risposto, si era offesa. «Allora ci penso io» aveva detto. Poi aveva preso la borsa e le chiavi.

«Le ho detto che non potevamo lasciarla sola» continuò Camilla. «Lei mi ha risposto che dieci minuti di silenzio le avrebbero fatto bene, e che al ritorno avremmo trovato un angelo.»

«E quando ho richiamato io?» chiesi.

Camilla chiuse gli occhi.

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