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Capitolo 17: Le Voci Della Famiglia

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Capitolo 17 di 24
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Greta fu dimessa il giorno dopo, a mezzogiorno. Aveva ripreso colore, aveva mangiato un vasetto intero di omogeneizzato alla mela e aveva chiesto due volte di portare Lulù “dal dottore delle bambole”.

La scarpetta rosa che mancava la trovò la carabiniera Deiana durante il sopralluogo, sotto il divano del soggiorno. Ci raccontarono poi che Greta aveva scalciato mentre la nonna la portava via, e la scarpa era volata lì sotto. Nessuno si era preso il disturbo di raccoglierla.

Nei giorni successivi Graziella cominciò a diffondere la sua versione dei fatti.

Il primo messaggio lo mandò a sua sorella, zia Iolanda, che vive a Mantova. Poi scrisse alle cugine e infine al gruppo di famiglia, dove per anni ci eravamo scambiati auguri e foto di torte.

La sua storia era semplice. C’era una nuora isterica e una bambina viziata che non sapeva stare sola dieci minuti. C’era una nonna che aveva “osato educarla” e che adesso veniva trattata come una criminale. E c’erano un figlio “plagiato” e una figlia “confusa”.

Qualcuno le credette. Una cugina mi scrisse che “anche noi da piccoli finivamo in castigo e siamo cresciuti benissimo”. Un’altra mi mandò un vocale di quattro minuti sul rispetto per gli anziani.

Non risposi a nessuno. L’avvocata a cui ci eravamo rivolti, Livia Mancuso, era stata chiara: «Non discutete in chat, non mandate foto e non entrate nel merito. I fatti li hanno i carabinieri.»

Fu Nicola a scrivere, una sola volta, nel gruppo di famiglia.

“Nostra figlia è stata trovata chiusa in una stanza con una sedia sotto la maniglia, senz’acqua, in una casa vuota. Non discuterò questo fatto con nessuno. Chi vuole sapere come sta Greta può chiamarci. Chi vuole convincerci che è normale, no.”

Poi uscì dal gruppo.

Il sabato mattina, alle dieci, Graziella suonò al nostro citofono.

Avrei voluto andare io alla porta. Invece ci andò Nicola.

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