Non ricordo di aver composto il numero. Ricordo solo la mia voce che diceva all’operatore del 112: «Mia figlia ha tre anni ed è chiusa in casa da sola. Non c’è nessuno e io non riesco a entrare.»
L’operatore mi chiese l’indirizzo e se la bambina rispondeva. Mi chiese anche se sentivo odore di gas o di fumo. Poi mi disse di restare vicino alla finestra e di continuare a parlarle.
Così feci. Le parlai di Lulù, anche se Lulù era nella mia mano, rotta. Le dissi che stavano arrivando delle persone gentili e che non doveva avere paura.
Stavo cercando di convincere me stessa più che lei.


