Quando Camilla finì di parlare restammo in silenzio tutti e tre. Si sentiva solo il bip regolare della pompa della flebo.
Fu Nicola a parlare per primo.
«Quando avevo cinque anni» disse «la stanza del cucito era lo sgabuzzino sotto le scale, nella casa vecchia. La mamma lo chiamava già così, perché ci teneva le stoffe.»
Camilla alzò la testa di scatto. Lo guardava come si guarda qualcuno che dice finalmente ad alta voce una cosa che credevi di aver sognato.
Nicola raccontò a pezzi. Il buio che sapeva di naftalina. Il rumore della macchina da cucire dall’altra parte della parete, che continuava a girare come se niente fosse. E la regola: non si esce finché non smetti di piangere. Dentro quella regola ce n’era un’altra: se ricominci a piangere, si ricomincia da capo.
«Mi dicevo che me l’ero immaginato» disse. «Che era una di quelle cose che i bambini ingigantiscono. Poi oggi ho visto la sedia nel corridoio e mi è tornato in mente tutto. Anche allora c’era una sedia.»
«Anche con me» sussurrò Camilla. «Fino a nove anni. Ma io ero “quella brava”, quindi succedeva meno spesso.»
Chiesi del loro padre, Ugo. L’avevo conosciuto poco, prima che morisse: un uomo grande e silenzioso che ogni domenica prendeva Greta sulle ginocchia e le cantava canzoni in dialetto.
Rispose Camilla.
«Una sera papà tornò prima dal turno e mi trovò lì dentro. Tolse la sedia, mi prese in braccio e disse alla mamma una frase che non ho mai dimenticato: “In questa casa nessuna porta si chiude da fuori. Mai più.” Da quel giorno lei smise. Almeno finché c’era lui.»
Ugo era morto quattro anni prima, quando Greta aveva undici mesi.
Nicola si sedette sul bordo del letto, vicino ai piedi di nostra figlia. Su un piede c’era ancora il calzino, sull’altro no.
«Per trent’anni mi sono detto che mia madre era severa ma giusta» mormorò. «Te l’ho ripetuto così tante volte che alla fine ci credevo anch’io.»
Gli presi la mano. Non l’avevo ancora perdonato del tutto. Ma quella sera, in quella stanza d’ospedale, guardavamo in tre la stessa bambina. E per la prima volta vedevamo anche la stessa verità.


