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Capitolo 18: La Prima Volta Che Nicola Disse No

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Capitolo 18 di 24
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Dal corridoio la vedevo attraverso lo spiraglio della porta. Indossava un tailleur leggero, aveva la borsa al braccio e in mano un pacchetto con un fiocco rosa.

«Ho portato a Greta una bambola nuova» disse. «Quella vecchia era da buttare comunque.»

Nicola non si spostò dalla soglia.

«Mamma, non puoi entrare.»

«Non dire sciocchezze. Voglio vedere mia nipote.»

«Greta non ti vedrà. Non adesso.»

Graziella rise, una risata breve e incredula. «Te l’ha detto lei, vero? Ti ha messo contro di me. Lo sapevo dal primo giorno che ti avrebbe portato via.»

«Nessuno mi ha portato via, mamma. Sono qui. È la prima volta che ci sono davvero.»

Allora lei cambiò tono e si fece dolce, ferita. Disse che era sola e che dopo la morte di papà nessuno si ricordava più di lei. Disse che voleva solo aiutare. Uscire era stato un errore, forse, ma la bambina stava benissimo: l’avevano detto anche i medici.

«L’hanno detto perché Martina è arrivata in tempo» rispose Nicola. «Non certo grazie a te.»

«Io ti ho cresciuto!»

«Lo so. E mi ricordo com’era. Mi ricordo lo sgabuzzino, mamma. Mi ricordo la sedia.»

Graziella rimase immobile, con il pacchetto dal fiocco rosa che le pendeva dalla mano.

«Non so di cosa parli» disse alla fine.

«Sì che lo sai.»

Per qualche secondo nessuno dei due si mosse. Poi lei alzò il mento, esattamente come faceva a tavola quando qualcuno osava contraddirla.

«Quando questa storia sarà finita, verrai a chiedermi scusa.»

Nicola chiuse la porta piano, senza sbatterla. Poi rimase un lungo minuto con la fronte appoggiata al legno.

Greta arrivò dal soggiorno con Lulù sottobraccio, ancora rotta, e gli tirò i pantaloni.

«Papà, porta aperta?»

Lui si girò, si inginocchiò e spalancò la porta del soggiorno fino al muro.

«Sempre aperta, amore. Qui dentro, sempre.»

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