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Capitolo 4: La Casa In Silenzio — Parte 1

← La nonna ha rotto Lulù: la bambina chiusa nella stanza
Capitolo 4 di 24
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Suonai il campanello tre volte e poi bussai con il pugno. Alla fine chiamai il nome di mia figlia, prima piano e poi così forte che una signora dall’altra parte della strada si affacciò alla finestra.

Nessuno venne ad aprire.

Le tapparelle del piano terra erano abbassate quasi fino in fondo, come fa chi vuole tenere il fresco in casa. Da dentro non arrivava nessun rumore: né la televisione, né dei passi, né la voce di Graziella che si lamentava del caldo.

Provai a ragionare. Forse erano uscite tutte insieme, e Greta era in macchina con loro, felice, con Lulù in braccio. Forse ero davvero esagerata.

Poi vidi il bidone.

Era accanto al cancelletto, quello grigio dell’indifferenziata, con il coperchio sollevato a metà. Da un sacchetto spuntava un lembo di stoffa rosa a pois.

Lo riconobbi prima ancora di toccarlo.

Tirai fuori Lulù con due dita, come se potesse rompersi ancora di più. Un braccio era staccato e pendeva da un filo, e il vestito era strappato lungo tutto il fianco. Sulla guancia di stoffa c’era un segno scuro, come se l’avessero sbattuta contro qualcosa.

Greta non si separava mai da quella bambola. Non l’avrebbe lasciata a nessuno, e di sicuro non l’avrebbe buttata.

Andai alla finestra laterale, quella della stanza del cucito, e appoggiai l’orecchio alla tapparella. All’inizio sentii solo il ronzio del condizionatore dei vicini. Poi, sotto quel rumore, qualcosa di più sottile: un colpetto, poi un altro, e un lamento, più stanco di un vero pianto.

«Greta? Amore, sei lì? Sono la mamma!»

Il lamento si fermò. Poi arrivò una vocina debolissima.

«Mamma…»

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