«Certo, amore. Lulù ti fa compagnia.»
Graziella guardò la bambola come si guarda una macchia sulla tovaglia. «La vizi troppo» disse, a voce bassa ma abbastanza forte perché la sentissi.
Feci finta di niente, come avevo imparato a fare in sei anni di matrimonio. Diedi un bacio a Greta e le promisi che sarei tornata prima di cena. Poi salii in macchina con un peso sullo stomaco che non sapevo ancora spiegarmi.
In farmacia il pomeriggio partì di corsa. C’erano le ricette, una signora anziana confusa sui dosaggi e un ragazzo con una reazione allergica da gestire con calma. Il telefono restò nella tasca del camice, in silenzioso, come sempre.
Alle 14:06 vibrò una volta.
Non me ne accorsi.


