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Capitolo 20: Il Dottore Delle Bambole

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Capitolo 20 di 24
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Lulù rimase rotta per quasi un mese. Io non riuscivo a toccarla. Ogni volta che la prendevo per ricucirle il braccio, le dita mi tremavano e rivedevo quel lembo di stoffa rosa che spuntava dal bidone.

Fu Camilla a chiedermi se poteva farlo lei.

«A cucire ho imparato in quella stanza» disse. «Quando non ero “brava”, la mamma mi faceva sedere lì per ore a fare orli. Vorrei che almeno una volta servisse a qualcosa di buono.»

Venne da noi una domenica pomeriggio, con una scatola di latta piena di aghi, fili e ritagli. Greta le si sedette accanto sul tappeto, seria come un chirurgo.

«Sei tu il dottore delle bambole?» le chiese.

«Oggi sì» rispose Camilla.

Riattaccò il braccio con punti piccoli e fitti. Poi tirò fuori un pezzo di cotone giallo a fiorellini bianchi.

«Il vestito rosa non si può aggiustare» spiegò a Greta. «Ma possiamo fargliene uno nuovo. Di che colore lo vuoi?»

Greta ci pensò a lungo. «Giallo. Come il sole. Così Lulù non sta al buio.»

Camilla dovette fermarsi un momento. Si voltò verso la finestra, fece un respiro e ricominciò a cucire.

Mentre lavorava, Greta le raccontò delle cose. Non tutte insieme: a pezzetti, come fanno i bambini, in mezzo ad altri discorsi. Che nella stanza faceva caldo. Che aveva bussato “tanto tanto” e aveva chiamato la mamma. Che il bicchiere era vuoto perché “la nonna l’ha dato vuoto, per giocare”. E che poi, a forza di piangere, le si era chiusa la gola e si era addormentata un po’ per terra.

Io ascoltavo dalla cucina, con le mani appoggiate al lavello.

La psicologa infantile che ci aveva indicato la dottoressa Cortesi, la dottoressa Irene Vitale, ci aveva detto proprio questo. I bambini raccontano quando si sentono al sicuro, spesso mentre fanno altro. Gli adulti devono ascoltare, senza fare domande che li spaventino.

Quella sera Lulù aveva di nuovo due braccia e un vestito giallo a fiori bianchi.

Greta la mise a dormire accanto al cuscino, poi mi chiamò.

«Mamma, la porta.»

«Aperta, amore.»

«Tutta?»

«Tutta.»

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