IL TUO MOMENTO DI LETTURA

Capitolo 3: Sette Minuti Di Ritardo

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Capitolo 3 di 24
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Vidi la chiamata persa alle 14:13, in una pausa di trenta secondi tra un cliente e l’altro. Sullo schermo c’era scritto “Graziella”. Mia suocera non mi chiamava mai senza motivo, e quando lo faceva di solito era per lamentarsi di qualcosa.

Richiamai subito, ma il telefono squillò a vuoto fino alla segreteria.

Pensai che fosse in bagno, o che stesse cambiando Greta. Riprovai due minuti dopo, senza risultato. Allora le scrissi: “Scusa, ero con un paziente. Tutto bene?” Il messaggio fu consegnato, ma nessuno lo lesse.

Chiamai Camilla. Il suo telefono squillava, ma nessuno rispondeva.

Mi dissi di non essere esagerata. Era la frase che Graziella mi ripeteva più spesso. Me l’aveva detta quando avevo chiesto di non dare il miele a Greta prima dell’anno, e quando avevo chiesto di non lasciarla sola in giardino. Me l’aveva detta anche quando le avevo chiesto di non chiamarla “capricciosa” davanti agli altri.

Riprovai alle 14:25 e poi alle 14:31. Ormai il cuore mi batteva nelle orecchie.

La mia titolare, la dottoressa Pellegrini, mi vide fissare il telefono con le mani che tremavano.

«Martina, che succede?»

«Mia suocera mi ha chiamata e adesso non risponde. La bambina è con lei.»

«Vai» disse soltanto. «Qui ci penso io.»

Uscendo scrissi a Nicola: “Tua madre non risponde, sto andando da lei.” Mi richiamò dopo un minuto, dalla macchina aziendale. Aveva la voce tranquilla di chi conosce sua madre da trentaquattro anni.

«Magari sono andate al parco. Lo sai che mamma il telefono lo lascia sempre in borsa.»

«Mi ha chiamata lei, Nicola. Alle due. E sette minuti dopo non rispondeva più.»

Ci fu un silenzio.

«Parto adesso» disse. «Tienimi aggiornato.»

Fuori c’erano trentaquattro gradi e l’asfalto tremolava. Guidai con il condizionatore al massimo e con un’unica immagine in testa: Greta che chiama “mamma” e nessuno che la ascolta.

Arrivai davanti alla villetta alle 15:05.

La Fiat Tipo grigia di Graziella non era nel vialetto.

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