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Capitolo 1: Il bambino che nessuno voleva ascoltare — Parte 1

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Capitolo 1 di 29
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La prima volta che sentii mio figlio dire che qualcuno viveva nella parte chiusa della nostra villa, pensai che avesse inventato una storia per attirare la mia attenzione.

Avevo torto.

E quella sera, quando tornai a casa prima del previsto, capii quanto mi fosse costato non ascoltarlo.

La pioggia cadeva sulle colline toscane da quasi tre giorni. Villa Valdombra, una residenza ottocentesca circondata da cipressi e vigneti, sembrava galleggiare nella nebbia. Avevo acquistato quella proprietà sei anni prima, convinto che sarebbe diventata il luogo in cui ricominciare dopo la morte di mia madre.

Mi chiamo Lorenzo Bellandi. Ho quarantadue anni, dirigo una società di restauro architettonico a Firenze e, fino a quel venerdì di novembre, credevo di conoscere ogni angolo della mia casa.

Mia moglie Beatrice, elegante e riservata, si occupava della gestione della villa. Mio figlio Tommaso, otto anni, trascorreva i pomeriggi tra i libri illustrati, i modellini di treni e il grande giardino d’inverno.

Da qualche settimana, però, qualcosa era cambiato.

Tommaso aveva smesso di dormire da solo.

«Papà, la signora canta ancora», mi aveva sussurrato una notte.

«Quale signora?»

«Quella dietro il muro.»

Gli avevo accarezzato i capelli, attribuendo quelle parole alla fantasia di un bambino.

Beatrice, invece, si era irrigidita.

«Non incoraggiare queste sciocchezze, Lorenzo. Ultimamente inventa qualsiasi cosa.»

Non avevo dato peso alla sua reazione.

Quella sera tornai da Firenze alle diciotto e venti, due ore prima del solito. Una riunione era stata cancellata e desideravo fare una sorpresa a Tommaso.

Appena entrai, sentii un rumore provenire dal piano superiore.

Poi una voce.

«Dimmi dove l’hai messo!»

Era Beatrice.

Non l’avevo mai sentita parlare in quel modo.

Salii rapidamente le scale.

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