Giulia arrivò alla villa la mattina seguente.
Portava con sé una copia autenticata dello statuto originale.
La Fondazione Aurora era stata costituita da Teresa con uno scopo preciso: proteggere alcuni beni della famiglia Orsini e garantire un sostegno economico a Elena e a sua figlia.
Riccardo era entrato successivamente nella gestione.
«Quindi mia madre aveva creato la fondazione per aiutarle?» domandai.
«Questo sembra emergere dallo statuto.»
«E come ha fatto Riccardo a prenderne il controllo?»
Giulia indicò una serie di modifiche.
Negli anni erano stati sostituiti amministratori, aggiornati regolamenti e trasferiti poteri.
Alcuni passaggi apparivano regolari.
Altri richiedevano approfondimenti.
«Dobbiamo distinguere gli atti legittimi da quelli eventualmente ottenuti con inganno», spiegò.
Beatrice esaminò il documento.
«C’è il mio nome.»
Era indicata come beneficiaria futura di alcuni beni, subordinatamente a condizioni che non erano state chiarite.
«Per questo Riccardo mi cercava», sussurrò.
«Probabilmente», rispose Giulia. «Ma non possiamo ancora stabilire tutte le sue intenzioni.»
Quello stesso pomeriggio incontrammo Elena.
Le mostrammo lo statuto.
La donna lo osservò a lungo.
«Teresa mi aveva promesso che un giorno Bice avrebbe avuto ciò che le spettava.»
Beatrice le prese la mano.
«Non mi interessano i soldi.»
Elena sorrise tristemente.
«Nemmeno a me. Volevo soltanto rivederti.»
Fu in quel momento che compresi la dimensione più dolorosa di quella storia.
Per anni, persone che avrebbero potuto vivere insieme erano rimaste separate.
Non soltanto a causa di documenti o patrimoni.
Ma per paura, vergogna e interessi che avevano trasformato gli affetti in strumenti di controllo.
Giulia ricevette una chiamata mentre stavamo uscendo.
Era un collega incaricato di verificare la posizione della fondazione.
Quando terminò la conversazione, ci guardò con preoccupazione.
«C’è un’altra modifica allo statuto.»
«Quale?»
«È stata depositata recentemente.»
«Da chi?»
«Da Riccardo.»
«Che cosa prevede?»
Giulia esitò.
«La liquidazione di gran parte del patrimonio entro trenta giorni.»


