«Lorenzo, temo che lei stia per scoprire qualcosa che potrebbe compromettere seriamente la sua famiglia.»
«Non mi interessano le minacce.»
«Non è una minaccia. È un consiglio.»
Agnese gli si avvicinò.
«Dov’è il registro?»
L’uomo abbassò lo sguardo.
«Non so di cosa parli.»
«Lo sai benissimo.»
Riccardo sospirò.
«Certi documenti appartengono al passato. Lasciarli dove sono può evitare molte sofferenze.»
Fu allora che notai un dettaglio.
Dal taschino del suo impermeabile sporgeva un piccolo foglio ingiallito.
Sul bordo era disegnata una rondine.
Allungai la mano.
«Che cos’è quello?»
Riccardo indietreggiò.
«Niente che la riguardi.»
«È un documento di mia madre?»
Il notaio si diresse verso l’uscita.
«Buonanotte, Lorenzo.»
Lo seguii nel corridoio.
Ma prima che raggiungesse la porta principale, una voce infantile risuonò alle nostre spalle.
«Quell’uomo è venuto anche ieri.»
Tommaso era in fondo alla galleria, ancora in pigiama.
«Papà, l’ho visto dalla finestra.»
Riccardo si fermò.
Mio figlio indicò il suo impermeabile.
«Aveva una valigia rossa.»
Il notaio impallidì.
Agnese chiuse lentamente gli occhi.
«La valigia di Teresa», mormorò.
E in quel momento compresi che qualcuno stava portando via, pezzo dopo pezzo, tutto ciò che mia madre aveva cercato di conservare.


