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Capitolo 9: La valigia rossa — Parte 1

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Capitolo 9 di 29
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La mattina seguente non andai al lavoro.

Chiamai il mio avvocato, Giulia Ferri, una donna che conoscevo dai tempi dell’università e alla quale avevo sempre affidato le questioni più delicate.

Le raccontai della fotografia, della lettera e dell’incontro con Riccardo.

Giulia ascoltò senza interrompermi.

«Non affrontarlo da solo», disse infine.

«È il notaio che ha seguito l’acquisto della casa.»

«Proprio per questo dobbiamo verificare ogni documento.»

Nel pomeriggio arrivò alla villa con una cartella piena di copie catastali.

Esaminammo insieme il contratto d’acquisto.

A prima vista sembrava tutto regolare.

Poi Giulia individuò una clausola inserita in un allegato.

La proprietà comprendeva la villa e i terreni circostanti, ma non il contenuto di un archivio privato appartenuto agli Orsini.

«Che cosa significa?» domandai.

«Che alcuni documenti e beni mobili potrebbero essere rimasti di proprietà di un soggetto diverso.»

«Quale soggetto?»

Giulia indicò una firma.

Fondazione Aurora.

Non avevo mai sentito quel nome.

Beatrice, invece, abbassò immediatamente lo sguardo.

«La conosci?» le chiesi.

«Soltanto di nome.»

Giulia continuò a leggere.

La fondazione era stata costituita ventitré anni prima per proteggere opere d’arte, corrispondenza privata e beni storici della famiglia Orsini.

Il suo amministratore era Riccardo Valli.

«Ecco perché è entrato nella cappella», dissi.

Giulia non sembrava convinta.

«Forse. Ma c’è qualcosa di più interessante.»

Mi mostrò un altro documento.

La fondazione aveva ricevuto una donazione anonima di due milioni di euro appena sei mesi prima.

Il denaro proveniva da una società che conoscevo molto bene.

La mia.

«È impossibile.»

Giulia mi guardò.

«Qualcuno ha autorizzato il trasferimento utilizzando una delega societaria.»

«Chi?»

Non rispose subito.

Mi porse la copia.

La firma era quella di Beatrice.

Mia moglie si sedette lentamente.

«Posso spiegare.»

«Due milioni di euro, Beatrice?»

«Non pensavo che sarebbero stati trasferiti davvero.»

«Hai firmato una delega.»

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