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Capitolo 6: La fotografia senza un nome — Parte 2

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Capitolo 6 di 29
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«Un accordo che non avrebbe mai dovuto coinvolgere un bambino.»

Guardai Tommaso addormentato.

«Che cosa ha visto mio figlio?»

Agnese si alzò.

«Qualcosa che Beatrice cercava da anni.»

«Cosa?»

«Il registro originale delle nascite custodito nella cappella privata degli Orsini.»

La cappella si trovava nell’ala orientale.

La parte della villa che mia moglie aveva sempre dichiarato inaccessibile.

«E perché sarebbe importante?»

Agnese abbassò la voce.

«Perché il nome scritto accanto a quello di Beatrice non è il nome di Edoardo.»

Beatrice si aggrappò allo schienale di una sedia.

«Non può essere.»

«Ho visto il documento.»

«Stai mentendo.»

Agnese mi guardò.

«Tua moglie è stata educata a credere di essere l’erede di una fortuna scomparsa. Ma qualcuno le ha raccontato soltanto metà della storia.»

Fuori, un tuono illuminò per un istante le finestre.

Mi avvicinai a Beatrice.

«Perché hai comprato tutti quei documenti antichi negli ultimi mesi?»

Lei mi guardò sorpresa.

Non sapeva che avessi notato i pagamenti.

«Stavo cercando la mia famiglia.»

«E perché di nascosto?»

«Perché temevo che tu mi avresti fermata.»

«Non ti avrei impedito di conoscere le tue origini.»

Beatrice scoppiò a piangere.

«Non capisci, Lorenzo. Se quello che Agnese dice è vero, allora il nostro matrimonio potrebbe essere nato da una menzogna molto più grande.»

Non compresi immediatamente.

Poi ricordai una frase che mia madre aveva pronunciato poco prima di morire.

Non fidarti di chi vuole entrare nella tua vita attraverso il passato.

Allora l’avevo considerata il delirio di una donna malata.

Adesso mi sembrava un avvertimento.

Agnese si avvicinò alla porta.

«Dobbiamo raggiungere la cappella prima dell’alba.»

«Perché tanta fretta?»

«Perché qualcuno ha già iniziato a svuotarla.»

«Chi?»

La donna guardò Beatrice.

«La stessa persona che le ha fatto credere di essere l’erede degli Orsini.»

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