La sera stessa Giulia riuscì a trovare alcune informazioni su Elena Orsini.
Era nata a Siena quarantasei anni prima ed era stata una pianista di talento. Aveva studiato a Milano e successivamente a Vienna, dove aveva tenuto piccoli concerti.
Poi, improvvisamente, era scomparsa dalla vita pubblica.
Nessuna intervista.
Nessun concerto.
Nessuna notizia.
«Non risulta deceduta», spiegò Giulia.
«Allora potrebbe essere ancora viva.»
«Potrebbe. Ma dobbiamo verificare.»
Beatrice ascoltava dalla porta dello studio.
Quando sentì il nome Elena, si portò una mano al petto.
«Conoscevo quel nome», sussurrò.
Mi voltai.
«Da dove?»
«Da un sogno.»
Giulia la osservò con attenzione.
Beatrice raccontò che, da bambina, aveva spesso sognato una donna seduta davanti a un pianoforte bianco. Non ricordava il suo volto, soltanto una melodia.
«Pensavo fosse un ricordo inventato.»
«Sai suonarla?» chiesi.
Beatrice annuì.
Scendemmo nel salone.
Il vecchio pianoforte della villa era stato restaurato pochi anni prima. Mia moglie si sedette, posò le mani sui tasti e iniziò a suonare.
La melodia era semplice, malinconica.
Tommaso, che stava disegnando vicino al camino, sollevò la testa.
«Questa è la canzone della signora.»
Beatrice smise immediatamente.
«Che cosa hai detto?»
«La canta sempre.»
«Dove?»
«Vicino alla finestra della stanza chiusa.»
Agnese, seduta accanto al camino, impallidì.
«È impossibile.»
«Perché?» domandai.
La donna si alzò lentamente.
«Perché quella melodia l’aveva composta Elena.»
Beatrice rimase immobile davanti al pianoforte.
«Elena era mia madre?»
Agnese non rispose subito.
Poi annuì.
«Sì.»
Il silenzio fu interrotto dal telefono di Giulia.
Era una collega che aveva effettuato una ricerca presso alcuni archivi.
Giulia ascoltò, prese appunti e ringraziò.
Quando riattaccò, sembrava profondamente turbata.
«Ho trovato un indirizzo associato a Elena.»
«Dove?»
«A pochi chilometri da qui.»
Beatrice si alzò.
«Voglio andare.»
Giulia esitò.
«C’è un problema.»
«Quale?»
«L’indirizzo appartiene a una struttura residenziale privata.»
«E allora?»
«Elena vi risulta ospite da quasi vent’anni.»
Guardai Agnese.
La donna chiuse gli occhi.
«Riccardo ci aveva detto che era partita per l’estero.»
Giulia scosse lentamente la testa.
«Non è mai partita.»


