«Mi chiamo Agnese Rinaldi.»
Poi indicò Beatrice.
«E tua moglie sa perfettamente perché sono qui.»
Beatrice arretrò.
«Tu avevi promesso di non tornare.»
Agnese non rispose.
Si rivolse direttamente a me.
«Prima di raccontarti qualsiasi cosa, devi sapere una verità.»
Il silenzio divenne insopportabile.
«Quale verità?»
La donna inspirò lentamente.
«La persona che ha cresciuto Beatrice non era sua madre.»
Guardai mia moglie.
«E allora chi era?»
Agnese abbassò gli occhi sulla fotografia.
«La risposta è scritta dietro quell’immagine.»
Voltai la fotografia.
Sul retro c’erano quattro parole, tracciate con l’inconfondibile calligrafia di Teresa.
Perdonami per nostra figlia.
Alzai lentamente lo sguardo.
Beatrice stava piangendo.
E per la prima volta da quando la conoscevo, non tentò di nasconderlo.


