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Capitolo 14: La donna della stanza azzurra

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Capitolo 14 di 29
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La struttura si chiamava Casa delle Magnolie.

Era un edificio discreto, circondato da un grande giardino, sulle colline tra Siena e Firenze.

Giulia aveva fissato un appuntamento con la direzione, spiegando che stavamo cercando informazioni su una possibile parente.

La responsabile, dottoressa Marta Leoni, ci ricevette in un ufficio luminoso.

«Elena è una nostra ospite da molti anni», confermò.

Beatrice trattenne il respiro.

«Possiamo incontrarla?»

La dottoressa esitò.

«Prima devo verificare alcuni aspetti relativi alla sua volontà e alle autorizzazioni.»

Giulia le consegnò i documenti disponibili.

Marta li esaminò attentamente.

«È una situazione insolita.»

«Perché?» domandai.

«Perché la signora Elena ha sempre sostenuto di avere una figlia.»

Beatrice iniziò a piangere.

«Sono io.»

Marta la guardò con dolcezza.

«Forse. Ma vorrei che fosse Elena a riconoscerla.»

Dopo alcune verifiche, ci accompagnò in una sala comune.

Una donna dai capelli argentati sedeva accanto alla finestra.

Davanti a lei c’era un piccolo pianoforte elettrico.

Suonava lentamente.

La stessa melodia.

Beatrice si fermò sulla soglia.

«Mamma?»

La donna smise di suonare.

Si voltò.

Per diversi secondi osservò mia moglie senza parlare.

Poi si alzò.

«Bice?»

Beatrice si portò le mani alla bocca.

Era il soprannome che ricordava dalla sua infanzia.

Elena fece qualche passo incerto.

«Sei tornata?»

Mia moglie le corse incontro.

Si abbracciarono.

Non ci furono spiegazioni immediate.

Soltanto lacrime e parole spezzate.

Io rimasi vicino alla porta, incapace di muovermi.

Dopo qualche minuto Elena guardò verso di me.

Il suo volto cambiò.

«Tu sei il figlio di Teresa.»

Annuii.

«Mi chiamo Lorenzo.»

Elena mi prese le mani.

«Hai i suoi occhi.»

«Conosceva mia madre?»

«Era la mia migliore amica.»

Poi il suo sguardo si fece serio.

«Teresa ha cercato di salvarci.»

«Da chi?»

Elena guardò Beatrice.

«Da una persona che voleva impossessarsi di tutto ciò che apparteneva alla nostra famiglia.»

«Riccardo Valli?» domandai.

Elena impallidì.

«Lui è ancora vivo?»

«Sì.»

La donna si aggrappò al braccio di Beatrice.

«Allora dovete stare attenti.»

«Perché?»

Elena abbassò la voce.

«Perché Riccardo non ha mai lavorato da solo.»

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