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Capitolo 2: Il bambino che nessuno voleva ascoltare — Parte 2

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Capitolo 2 di 29
Indice ☷

La porta della vecchia biblioteca era socchiusa. Attraverso l’apertura vidi mio figlio rannicchiato accanto a un mobile antico. Stringeva al petto una piccola scatola di latta.

Beatrice era davanti a lui.

Aveva afferrato il suo braccio e cercava di sottrargli la scatola.

«Te l’ho già detto. Non devi entrare qui.»

«Non è tua!» gridò Tommaso, con gli occhi pieni di lacrime.

«Dammi quella scatola.»

«La signora ha detto di consegnarla a papà!»

Beatrice impallidì.

Fu allora che aprii la porta.

«Lascialo immediatamente.»

Mia moglie si voltò di scatto.

Per un istante sembrò non riconoscermi.

«Lorenzo? Non dovevi tornare così presto.»

Mi inginocchiai accanto a Tommaso. Aveva il viso bagnato e tremava.

«Stai bene?»

Lui annuì appena.

Poi mi porse la scatola.

«Papà, devi aprirla prima che lei la faccia sparire.»

Beatrice fece un passo verso di noi.

«Lorenzo, ascoltami. È una questione delicata.»

«Allora spiegamela.»

Lei guardò la scatola.

«Non qui.»

Sul coperchio, consumato dal tempo, era inciso un piccolo simbolo: una rondine con le ali aperte.

Lo riconobbi immediatamente.

Era lo stesso simbolo che mia madre ricamava sui fazzoletti quando ero bambino.

Aprii la scatola.

All’interno trovai una fotografia ingiallita, un biglietto ferroviario di molti anni prima e una lettera piegata con cura.

Nella fotografia c’erano tre donne davanti alla villa.

Una era mia madre, Teresa.

La seconda era una giovane sconosciuta.

La terza era Beatrice.

Ma la fotografia riportava una data impossibile.

Era stata scattata ventidue anni prima.

Io avevo conosciuto Beatrice soltanto nove anni prima.

«Chi è questa donna?» domandai.

Mia moglie rimase in silenzio.

Tommaso mi tirò la manica.

«Papà, è lei.»

«Lei chi?»

«La signora che canta.»

Guardai nuovamente la fotografia.

«Tommaso, questa immagine è vecchissima.»

«Lo so.»

«Allora come fai a riconoscerla?»

Mio figlio abbassò la voce.

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