La primavera arrivò lentamente sulle colline toscane.
I cipressi tornarono a brillare sotto il sole e il giardino di Villa Valdombra si riempì di fiori.
Elena iniziò a trascorrere alcuni pomeriggi con noi, con il sostegno della struttura che la ospitava e secondo i suoi desideri.
Beatrice preparava il tè.
Tommaso sceglieva i brani da suonare.
Io ascoltavo.
Non era la famiglia perfetta che avevo immaginato anni prima.
Era una famiglia reale, fatta di ferite, errori e tentativi di ricostruire ciò che era stato perduto.
La situazione legale della fondazione rimaneva complessa, ma alcune operazioni contestate erano state sospese in attesa degli accertamenti.
Giulia ci informò che i documenti ritrovati avrebbero contribuito a chiarire la provenienza dei beni e i diritti delle persone coinvolte.
Non tutto era stato risolto.
Eppure, qualcosa di essenziale era cambiato.
Elena non era più una presenza dimenticata.
Beatrice conosceva finalmente le proprie origini.
E Tommaso aveva smesso di temere la stanza azzurra.
Decidemmo di restaurarla.
Non per trasformarla in un museo del dolore, ma in una piccola sala dedicata alla musica e ai ricordi.
Conservammo i disegni di Elena in una cartella protettiva.
La fotografia delle tre donne venne incorniciata.
Sul pianoforte sistemammo una piccola rondine di ceramica.
Una sera Beatrice mi raggiunse in giardino.
«Pensi che riusciremo davvero a ricominciare?» domandò.
Guardai la villa illuminata.
«Non lo so.»
Lei abbassò gli occhi.
«È una risposta sincera.»
«Credo che ricominciare richieda tempo.»
Beatrice annuì.
«Sono disposta ad aspettare.»
Rimanemmo in silenzio.
Poi mi disse:
«Ho sempre pensato che conoscere la verità mi avrebbe restituito tutto ciò che avevo perso.»
«E invece?»
«Mi ha fatto capire che alcune cose non torneranno mai. Ma posso ancora scegliere che persona diventare.»
La guardai.
Non avevo una risposta.
Le presi soltanto la mano.
Dalla finestra della stanza azzurra arrivò il suono di un pianoforte.
Elena stava suonando la sua melodia.
Tommaso cantava sottovoce.
E per la prima volta, quella musica non sembrava appartenere al passato.


