Elena ci raccontò la sua storia durante tre incontri successivi.
Non fu semplice.
Alcuni ricordi erano confusi, altri dolorosi. Giulia ci aiutò a distinguere ciò che Elena ricordava personalmente da ciò che avrebbe richiesto conferme documentali.
Molti anni prima, la famiglia Orsini possedeva un patrimonio considerevole.
Edoardo, il fratello maggiore di Elena, gestiva le attività economiche. Lei, invece, desiderava soltanto dedicarsi alla musica e crescere sua figlia.
Quando il padre morì, emersero contrasti sull’eredità.
Riccardo Valli, allora giovane consulente legale della famiglia, aveva acquisito un’influenza crescente.
«Diceva che voleva proteggerci», raccontò Elena.
«Da cosa?» domandò Beatrice.
«Dai debiti. Dai creditori. Dalle persone che avrebbero approfittato della nostra situazione.»
Elena aveva firmato alcuni documenti senza comprenderne pienamente le conseguenze.
Successivamente aveva scoperto che parte dei beni era stata trasferita a una fondazione.
Quando aveva cercato di opporsi, le avevano fatto credere che non fosse più in grado di occuparsi dei propri affari.
Teresa aveva tentato di aiutarla.
Aveva conservato lettere, registrazioni e documenti.
Poi era stata costretta ad allontanarsi dalla villa.
«E mia figlia?» chiese Beatrice.
Elena le accarezzò il volto.
«Mi dissero che saresti stata più al sicuro lontano da me.»
Beatrice abbassò gli occhi.
«Mi hanno raccontato che mi avevi abbandonata.»
Elena pianse.
«Non ho mai smesso di cercarti.»
Quella sera tornammo alla villa in silenzio.
Tommaso ci aspettava vicino al camino.
Quando vide Beatrice, le corse incontro.
Lei si inginocchiò.
«Devo chiederti scusa.»
Mio figlio la guardò con cautela.
«Perché eri così arrabbiata?»
«Perché avevo paura di una verità che non conoscevo.»
«La signora mi aveva detto di non avere paura.»
Beatrice gli prese delicatamente le mani.
«Avrei dovuto ascoltarti.»
Tommaso annuì.
Poi guardò me.
«Papà, adesso possiamo aprire la stanza azzurra?»
«Quale stanza?»
«Quella dove la signora lasciava i disegni.»
Beatrice si voltò lentamente verso Agnese.
«La stanza azzurra è stata chiusa prima che Tommaso nascesse.»
Agnese abbassò gli occhi.
«Non del tutto.»


