L’ala orientale della villa odorava di legno umido e pietra antica.
Non vi entravo da anni.
Beatrice aveva sempre sostenuto che le travi del soffitto fossero instabili. Tuttavia, quando Agnese aprì la porta con una chiave consumata, scoprii che il corridoio era stato pulito di recente.
Sul pavimento non c’era polvere.
Qualcuno lo utilizzava regolarmente.
«Da quanto tempo vieni qui?» domandai a mia moglie.
«Non sono stata io.»
Agnese sollevò una torcia.
«Seguitemi.»
Attraversammo tre stanze vuote, un salone con affreschi deteriorati e una piccola galleria che conduceva alla cappella.
Sopra l’altare c’era un dipinto della Madonna con un bambino.
Agnese indicò il bordo inferiore della cornice.
«Teresa lo restaurò poco prima di lasciare la villa.»
Mi avvicinai.
Sotto la vernice compariva una piccola incisione.
Una rondine.
Lo stesso simbolo della scatola.
«Mia madre lo aveva nascosto qui?»
«Aveva nascosto qualcosa di molto più importante.»
Agnese premette una pietra vicino all’altare.
Si aprì un piccolo vano.
Era vuoto.
Sul fondo rimaneva soltanto un rettangolo più chiaro, segno evidente che un oggetto vi era rimasto custodito per molti anni.
«Il registro è sparito», sussurrò.
Beatrice sembrò sinceramente sorpresa.
«Non l’ho preso io.»
«Allora chi?»
Prima che qualcuno rispondesse, udimmo dei passi.
Mi voltai.
Sulla soglia apparve un uomo alto, con un impermeabile scuro.
Lo riconobbi immediatamente.
Era Riccardo Valli, il notaio che aveva seguito l’acquisto della villa.
«Buonasera, Lorenzo.»
«Che cosa ci fa qui?»
L’uomo guardò Agnese.
«Vedo che qualcuno ha deciso di parlare prima del previsto.»
Agnese si irrigidì.
«Riccardo, non dovevi venire.»
Il notaio sorrise appena.
«Mi hanno informato che la cappella era stata aperta.»
«Chi l’ha informata?»
«Una persona preoccupata per la sicurezza della proprietà.»
Guardai Beatrice.
Lei scosse la testa.
«Non l’ho chiamato.»
Riccardo entrò nella cappella.


