La vecchia limonaia era stata trasformata in un deposito molti anni prima.
Si trovava dietro il giardino principale, nascosta da una fila di cipressi.
Giulia insistette affinché un tecnico verificasse la sicurezza dell’edificio prima che entrassimo.
All’interno trovammo mobili coperti da teli, vecchie casse e scaffali pieni di registri contabili.
La maggior parte dei documenti apparteneva alla gestione agricola della villa.
Ma in fondo alla stanza c’era una cassaforte murata.
Sul pavimento, accanto alla parete, erano visibili graffi recenti.
«Qualcuno ha cercato di aprirla», osservò Giulia.
Chiamammo un fabbro specializzato, che intervenne dopo aver verificato la nostra documentazione relativa alla proprietà.
La cassaforte conteneva alcune buste sigillate e un registro.
Giulia fotografò tutto prima di toccare i documenti.
Il registro riportava movimenti di opere d’arte, donazioni e trasferimenti patrimoniali.
Alcune operazioni erano accompagnate dalla firma di Elena.
Altre, invece, presentavano incongruenze evidenti.
«Queste firme sembrano diverse», osservai.
«Potrebbe esserci stata una falsificazione», rispose Giulia. «Ma servirà una perizia.»
Tra le buste trovammo una lettera di Teresa indirizzata a un magistrato.
Non era mai stata spedita.
Raccontava di pressioni esercitate sulla famiglia Orsini e di documenti che avrebbero potuto dimostrare irregolarità nella gestione della fondazione.
Giulia lesse in silenzio.
Poi alzò gli occhi.
«Lorenzo, dobbiamo consegnare tutto alle autorità.»
Annuii.
In quel momento il telefono squillò.
Era Riccardo.
«So che avete trovato la cassaforte», disse senza salutare.
Mi irrigidii.
«Come fa a saperlo?»
«Quella proprietà custodisce cose che non comprendete.»
«Allora venga a spiegarcele davanti a un giudice.»
Seguì un lungo silenzio.
Poi Riccardo pronunciò una frase inattesa.
«Se denunciate tutto, scoprirete che Teresa non era innocente come credete.»
La chiamata terminò.
Rimasi con il telefono in mano.
Giulia mi guardò.
«Non permettergli di decidere ciò che devi credere.»
Ma il dubbio era già entrato nella mia mente.


