«Perché ieri sera mi ha parlato dalla finestra della stanza chiusa.»
Sentii un brivido lungo la schiena.
L’ala orientale della villa era inutilizzata da anni. Beatrice sosteneva che fosse pericolante e che il restauro avrebbe richiesto interventi troppo costosi.
Nessuno doveva entrarvi.
Nemmeno il personale.
«Che cosa ti ha detto?» chiesi.
Tommaso esitò.
Poi pronunciò una frase che cambiò tutto.
«Ha detto che la nonna Teresa non è morta dove ci avete raccontato.»
Mi voltai verso Beatrice.
Il suo volto aveva perso ogni colore.
«Tommaso non sa quello che dice», mormorò.
Presi la lettera dalla scatola.
La carta era fragile, ma la scrittura era ancora leggibile.
Riconobbi immediatamente la calligrafia di mia madre.
C’erano soltanto poche righe.
Lorenzo, se un giorno troverai questa lettera, significa che qualcuno ha finalmente avuto il coraggio di raccontarti ciò che io non sono riuscita a dire. Non cercare la verità nella mia morte. Cercala nella vita che mi hanno impedito di proteggere.
Sotto, una firma.
Teresa.
E una data.
Tre giorni dopo il suo funerale.
Rimasi immobile.
«Beatrice», dissi lentamente, «questa lettera è stata scritta dopo la morte di mia madre.»
Lei chiuse gli occhi.
«Ti prego, Lorenzo.»
«Spiegami come sia possibile.»
Un rumore improvviso arrivò dal corridoio.
Tre colpi leggeri.
Poi altri due.
Tommaso si aggrappò al mio braccio.
«È lei.»
La porta della biblioteca si aprì lentamente.
Sulla soglia apparve una donna anziana, vestita con un cappotto grigio e con i capelli raccolti in una treccia.
Non l’avevo mai vista.
Beatrice, invece, sembrò sul punto di svenire.
La sconosciuta guardò mio figlio, poi me.
«Finalmente», disse con una voce sorprendentemente calma.
Fece un passo nella stanza.
«Lorenzo, tua madre mi aveva chiesto di aspettare il momento giusto.»
«Chi è lei?»
La donna osservò la fotografia che tenevo in mano.


