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Capitolo 11: Progetto Corona — Parte 1

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Capitolo 11 di 38
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Il Progetto Corona era molto più ambizioso di un atto immobiliare falsificato.

Lo studio di Sergio passò dodici ore a ricostruire società veicolo, bozze di accordi e corrispondenza interna. Il piano non era mai stato finalizzato. Ma i pezzi esistenti bastavano a capire cosa stessero costruendo.

Valenti Industriale stava per lanciare una divisione di investimenti privati. La nuova controllata avrebbe acquisito aziende in difficoltà, immobili commerciali e imprese familiari. Riccardo l’aveva presentata al consiglio come il prossimo motore di crescita.

Ludovica aveva un altro scopo.

Il Progetto Corona era pensato per attrarre patrimoni di famiglie facoltose attraverso strutture fiscalmente efficienti.

Una delle prime famiglie che Riccardo intendeva avvicinare era la mia.

Solo che non sapeva ancora chi fosse davvero la mia famiglia. Credeva che fossi collegata a una manciata di oscuri trust europei lasciati da mia madre.

Ludovica pensava valessero centinaia di milioni.

Si sbagliava. Valevano molto di più.

«Non gli hai mai detto niente?» chiese mio padre.

«Gli ho detto che mia madre mi aveva lasciato abbastanza per vivere serenamente.»

Sergio quasi sorrise. «Tecnicamente vero.»

Gli lanciai un’occhiata. Smise di sorridere.

Il piano dipendeva dal convincermi a trasferire parte dei beni di famiglia in veicoli amministrati dalla nuova divisione. Una volta entrati nella struttura, Riccardo avrebbe controllato le decisioni di gestione. Legalmente non li avrebbe posseduti. Nei fatti avrebbe potuto usarli come garanzia, farci commissioni e rafforzare il bilancio.

Era brillante. E non sarebbe mai successo.

«Perché pensava che avrei accettato?»

Matteo rispose piano. «Perché Ludovica l’ha convinto che tu volevi salvare il matrimonio.»

Quella frase fece più male del previsto.

Su una cosa avevano ragione. Per molto tempo avrei fatto quasi qualunque cosa per salvarci.

Riccardo lo sapeva. Aveva scambiato l’amore per resa permanente.

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