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Capitolo 29: La Notte Prima Del Mio Matrimonio — Parte 1

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Capitolo 29 di 38
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Mio padre non lo negò. Quando lo affrontai, chiuse gli occhi. «Volevo dirtelo.»

«Quando?»

Non aveva risposta.

«Perché l’hai incontrato?»

«Per dargli un’ultima occasione.»

«Di fare cosa?»

«Di andarsene.»

Lo fissai. «Hai provato a pagarlo?»

«No.» L’espressione si indurì. «Non ti avrei mai insultata così.»

«E allora cosa gli hai detto?»

Guardò verso la finestra. «Gli ho detto che sapevo che Valenti stava fallendo. Che sapevo di alcune passività dichiarate male. E che se ti sposava perché credeva che la mia famiglia potesse salvarlo, doveva andarsene.»

Mi si strinse il petto. «Cosa rispose?»

«Che ti amava.»

Quasi risi. «Gli credesti?»

«Sì.»

Mi sorprese.

«Si arrabbiò moltissimo quando gli dissi che i soldi contavano. Mi disse che avrebbe costruito Valenti senza un centesimo mio.»

«Però il debito l’hai finanziato lo stesso.»

«Dopo.»

«Perché?»

«Perché una volta che l’hai sposato, il suo fallimento è diventato parte anche della tua vita.»

Mi sedetti. «Quindi Riccardo sapeva che mio padre era ricco.»

«Sapeva che avevo mezzi. Non sapeva chi fossi. Mi sono presentato come Leonardo Marchetti.»

Il cognome di mia madre.

«Perché tutta questa segretezza?»

«Perché me l’avevi chiesto tu.» Si sedette di fronte a me. «E perché volevo vedere cosa avrebbe fatto credendo che non sarebbe arrivata nessuna grande fortuna.»

Per quasi sei mesi dopo il matrimonio, Riccardo mantenne la promessa. Non chiese soldi a mio padre. Non fece pressione su di me. Lavorava senza sosta.

Quello era il Riccardo che ricordavo di aver amato.

Poi Ponte Nord rilevò il debito. Riccardo credette che fosse successo perché la sua strategia aveva impressionato gli investitori istituzionali. La sua sicurezza crebbe. L’azienda si espanse. Il successo diventò diritto acquisito.

A un certo punto l’uomo determinato a dimostrare di potercela fare senza la mia famiglia diventò ossessionato dall’idea di meritare tutto.

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