Per un istante ricordai il nostro matrimonio. Riccardo sotto le rose bianche, le mani che tremavano leggermente mentre leggeva le promesse.
Avevo creduto a ogni parola. Forse anche lui.
La gente immagina che i mostri arrivino già completi. Non è così. A volte arrivano come persone che ami, che continuano a fare una scelta egoista dopo l’altra finché la persona che amavi è scomparsa.
«Ti ho amato» dissi. Lo dissi perché avevo bisogno di sentirlo io.
I suoi occhi si riempirono di speranza.
Poi finii la frase. «Ma non amo l’uomo che sta a quel cancello.»
Il suo viso crollò. «Posso diventare migliore.»
«Forse.» Lo guardai. «Ma non ti eserciterai a diventarlo su di me.»
Spensi lo schermo.
La mattina dopo il consiglio sospese Riccardo dalle funzioni in attesa dell’indagine. Perse l’accesso alla sede e l’autorità sui conti aziendali.
Ludovica sparì. Appartamento vuoto. Telefono spento. Matteo non riusciva a raggiungerla.
Poi arrivò un alert a Sergio.
Qualcuno aveva tentato di trasferire 1,8 milioni da Vespro Consulting verso un conto estero. La banca aveva bloccato l’operazione.
Mio padre guardò la localizzazione dell’accesso. «Non ha lasciato il Paese.»
«Come lo sai?»
«L’accesso arriva da un terminale privato.» Girò lo schermo verso di me.
L’hangar dell’aviazione privata di Valenti Industriale.


