IL TUO MOMENTO DI LETTURA

Capitolo 33: L'Ultima Volta Che Mi Ha Chiamata Moglie — Parte 1

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Capitolo 33 di 38
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Il divorzio diventò definitivo undici mesi dopo quella notte sotto il lampadario.

L’aula era più piccola di quanto immaginassi. Nessun giornalista. Nessun discorso drammatico. Nessun applauso.

Solo carte. Avvocati. Un giudice. E due persone che riconoscevano che qualcosa promesso per sempre era finito.

Riccardo era più magro. Non indossava più gli abiti su misura che ricordavo. Le spese legali avevano consumato gran parte della sua liquidità. Diverse proprietà erano state vendute. Prima la barca. Poi l’Alta Badia. Poi Portofino.

La sede aveva tolto il suo nome dal piano direzionale.

Ma non era povero. Le conseguenze non lo avevano magicamente ridotto a nulla. Avevano solo tolto l’illusione che tutto gli appartenesse.

Quando il giudice pronunciò la sentenza, Riccardo mi guardò. «Posso dire una cosa?»

Il mio avvocato mi guardò. Annuii.

Riccardo si alzò.

«Per tre anni Elisa è stata una moglie migliore di quanto meritassi.» La voce tremava. «Ho trattato la sua lealtà come debolezza. Ho trattato la sua riservatezza come prova che non avesse nulla. Ho trattato il suo amore come una cosa di mia proprietà.» Deglutì. «E quando ho creduto che minacciasse la vita che volevo, le ho fatto del male.»

La stanza rimase in silenzio.

«Per mesi ho dato la colpa a Ludovica. Poi a suo padre. Poi al consiglio. Poi alle banche. Poi a lei.» Mi guardò. «La verità è più semplice. Le scelte le ho fatte io.»

Nessuna scusa può cancellare quello che è successo. Ma l’assunzione di responsabilità conta.

«Spero che un giorno crederai che mi dispiace.»

Lo studiai. «Ti credo.»

I suoi occhi si riempirono di sollievo.

Poi continuai. «Ma dispiacersi non cambia quello che è successo.»

«Lo so.»

«E non mi riporta indietro.»

«Lo so.»

Il giudice chiuse il procedimento.

Fuori dall’aula, Riccardo si avvicinò solo fino alla distanza consentita.

«Elisa.»

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