Matteo Greco non sembrava un uomo collegato a 2,4 milioni di euro.
Jeans sbiaditi, giacca scura e la faccia di chi non dormiva da giorni.
Sergio lo incontrò per primo. Un’ora dopo entrò nella sala riunioni dove aspettavamo io e mio padre.
Mi guardò. «Mi dispiace.»
Ero stanca delle scuse. «Per cosa?»
«Per non essere venuto prima.» Si sedette. «Pensavo che Ludovica volesse solo soldi.»
«Cosa è cambiato?»
Posò il telefono sul tavolo. «Ieri notte mi ha chiamato.»
«Dal secondo telefono?»
«Credo di sì.»
«Cosa voleva?»
«Che distruggessi dei documenti. Le fatture Vespro. E i messaggi tra noi.»
Matteo raccontò che si erano fidanzati cinque anni prima. La relazione era finita quando lei aveva iniziato a frequentare ambienti più ricchi e aveva deciso che lui non rientrava nel futuro che voleva.
Ma non l’aveva eliminato del tutto. L’aveva usato.
Vespro Consulting era stata costituita a suo nome dopo che Ludovica gli aveva detto di avere bisogno di una società per un’opportunità di consulenza legittima.
«Mi aveva promesso il dieci per cento.»
«L’hai avuto?»
«Circa settantamila euro.»
«E il resto?»
«I conti li gestiva lei.»
Sergio prese appunti. «Riccardo lo sapeva?»
Matteo mi guardò. «Sì.»
Quella parola pesò come pietra. Mi aspettavo che Ludovica rubasse alle spalle di Riccardo. Non che Riccardo fosse complice.
«Cosa sapeva esattamente?»
«Sapeva che Vespro era legata a lei. Ha approvato i pagamenti.»
«Perché?»
«Ludovica mi disse che era il loro fondo d’emergenza.»
«Emergenza da cosa?» chiese mio padre.
Matteo mi guardò. «Da lei.»
Quasi risi. «Riccardo non sapeva chi fossi.»
«No. Ma Ludovica sapeva che aveva beni indipendenti.»
«Come?»
«Ha pagato qualcuno per indagare su di lei.»
La stanza sembrò rimpicciolirsi. «Quando?»
«L’anno scorso.»


