L’incontro avvenne nello studio di Sergio. Due avvocati fuori dalla porta. Una telecamera accesa.
Riccardo entrò senza portare nulla e si sedette di fronte a me.
«Mio nonno mi aveva avvertito» disse.
Lo fissai. «Sapeva chi era mio padre?»
«No. Sapeva che Marchetti Partecipazioni era collegata a te.»
Aveva senso. Ottavio Valenti aveva fondato l’azienda. Sapeva chi entrava nel libro soci.
«Mi disse che la tua famiglia aveva influenza.»
«Quanta?»
«Non lo specificò mai.» Rise amaramente. «Pensavo intendesse venti milioni.»
Non dissi nulla.
«Mi disse di non sposarti, se mi importava più di dimostrare quanto valevo che di amarti.»
La stanza diventò molto silenziosa. Non provai soddisfazione. Solo tristezza.
«Cosa gli rispondesti?»
«Che era vecchio.» La bocca gli si contorse. «Che non poteva capirmi.»
«E ti capiva?»
«Sì.» La risposta arrivò subito. «Mi capiva perfettamente.»
Per la prima volta non c’era difesa nella sua voce. Niente Ludovica. Niente rabbia. Niente scuse.
«Ho passato la vita a credere che tutto si misurasse col possesso. Aziende. Immobili. Influenza. Persone.» Deglutì. «Quando ti ho conosciuta, eri la prima persona che non sembrava impressionata. Mi piaceva. Poi ho iniziato a odiarlo.»
Ricordai le cene. Le domande sottili. L’irritazione quando rifiutavo regali costosi. Il modo in cui voleva che fossi fotografata accanto a lui, ma che parlassi poco.
Avevo pensato che volesse riservatezza. Forse voleva gerarchia.
«Avevi bisogno che io fossi più piccola.»
«Sì.»
L’onestà faceva male.
«Ludovica lo aveva capito. Continuava a dirmi che mi guardavi dall’alto in basso.»
«Non l’ho mai fatto.»
«Adesso lo so.»
«No.» Mi sporsi in avanti. «Lo sapevi anche allora. Semplicemente ti piaceva la versione in cui ero colpevole io.»
Distolse lo sguardo.
«Sapevi della firma falsa?»
«Sì.»
Quella parola chiuse qualcosa dentro di me.
«Avevi pianificato quello che è successo quella sera?»
«No.»
«Stai attento.»


