Alberto votò sì. Camilla, rimasta disponibile come testimone, fornì la documentazione. Il capofila votò sì. Poi un altro. Poi un altro.
Sette a due.
Riccardo Valenti fu rimosso da amministratore delegato.
Il suo riquadro rimase perfettamente immobile dopo l’annuncio.
Poi il presidente passò al secondo punto. In base al patto parasociale voluto da Ottavio Valenti, le deleghe familiari legate alla carica furono sospese.
La delega di voto indipendente passò a Marchetti Partecipazioni.
A me.
Per la prima volta Riccardo guardò dritto in camera. «Hai organizzato tutto tu.»
«No.» Scossi la testa. «L’ha fatto tuo nonno.»
Il presidente chiese se intendevo proporre un sostituto.
Tutti aspettarono. I dirigenti di mio padre si aspettavano che scegliessi uno di loro. Diversi consiglieri si aspettavano Camilla. Riccardo probabilmente si aspettava che mi insediassi io.
Non feci nulla di tutto questo.
«Propongo Camilla Rinaldi come amministratrice delegata ad interim.»
Camilla mi fissò dallo schermo. «Elisa.»
«Conosci l’azienda. Conosci le persone. E, a differenza di Riccardo, hai capito che guidare non significa possedere.»
La proposta passò sei a tre.
Venti minuti dopo arrivò un messaggio di Riccardo.
MI HAI PORTATO VIA TUTTO.
Fissai quelle parole. Poi risposi.
No. Ti ho tolto solo quello che non è mai stato tuo.


