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Capitolo 10: La dottoressa Lombardi — Parte 2

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Capitolo 10 di 31
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«No. Una caduta lascia un livido solo, e in genere su ginocchia, gomiti, fronte. Questi sono simmetrici, sulla faccia interna del braccio, a distanza regolare.» Ha esitato. «E c’è un’altra cosa. Quando le ho appoggiato la mano sulla schiena si è irrigidita. Non per dolore. In anticipo.»

Ha fatto una pausa.

«Giulia, non voglio spaventarti. Ma questo quadro è compatibile con maltrattamento. Ho l’obbligo di fare una segnalazione.»

Ho annuito. Non uscivano parole.

«Da adesso, nessun contatto. Nemmeno telefonico, nemmeno un saluto per strada. Poi ti do il nome di due colleghe che lavorano con i bambini piccoli sul trauma. E preparati: i servizi sociali ti chiameranno.»

Sono tornata al lettino. Nina mi ha cercato la faccia.

«Sono nei guai?»

Mi si è spezzato qualcosa in mezzo al petto.

«No, amore. Tu non hai fatto niente di sbagliato. Tu sei stata coraggiosa.»

«Non voglio che Riccardo si arrabbia con me.»

«Riccardo non si arrabbierà mai più con te» ho detto. «Perché non lo vedrai mai più.»

In macchina, mentre le allacciavo il seggiolino, mi sono accorta di una cosa strana.

Non tremavo più.

Avevo delle prove.

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