La sentenza è arrivata a novembre, di pomeriggio, in una giornata di nebbia bassa.
Colpevole.
Maltrattamenti e lesioni, in concorso con i fatti contestati per la parte relativa alla precedente convivenza.
Otto anni.
Nel corridoio, mentre lo accompagnavano fuori, mi è passato accanto e ha girato la testa verso di me. Non ha detto niente. Aveva ancora quello sguardo, quello del corridoio dell’hotel: freddo, pulito, vuoto.
Non ho abbassato gli occhi.
Fuori dal tribunale c’era Serena. L’ho abbracciata sul marciapiede e siamo rimaste ferme mentre la gente ci girava intorno.
«È finita» ha detto lei.
«No» ho risposto. «Adesso comincia la parte in cui si sta bene.»


