Una sera, alla fine, mi si è avvicinata una ragazza giovanissima, con un bambino di pochi mesi nel marsupio.
«Volevo dirle grazie» ha detto piano. «Io me ne sono andata a gennaio. È stato quando ho sentito la sua storia. Prima pensavo che senza le prove non serviva a niente.»
Le ho messo una mano sul braccio.
«Le prove si trovano. La cosa difficile è credere a sé stessi per primi.»
Quella notte, tornata a casa, sono entrata in camera di Nina.
Dormiva sulla pancia, con un piede fuori dal letto come sempre.
Le ho sistemato le coperte.
«Grazie» le ho detto piano. «Per avermelo detto.»


