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Capitolo 9: La dottoressa Lombardi — Parte 1

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Capitolo 9 di 31
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La mattina dopo ho portato Nina dalla pediatra.

La dottoressa Beatrice Lombardi la segue da quando aveva undici giorni di vita. Ha i capelli grigi tagliati corti e un modo di parlare ai bambini che li fa sentire adulti.

In sala d’attesa Nina è rimasta in braccio a me, la testa contro il mio sterno, le dita che arrotolavano un lembo della mia camicia. Non aveva quasi parlato da ventiquattro ore.

Quando siamo entrate, la dottoressa ha sorriso.

«Buongiorno signorina Nina. E auguri, Giulia. Il matrimonio era ieri, no? Com’è andata?»

Ho stretto le labbra.

«Non c’è stato. Ed è per questo che siamo qui.»

Il sorriso è sparito. Si è seduta sullo sgabello e si è messa alla mia altezza.

«Racconta.»

Le ho detto tutto. Le urla in corridoio. La frase. Il pollice in bocca. I risvegli. Il fatto che da settimane si irrigidisce se qualcuno alza il braccio troppo in fretta, anche solo per prendere un bicchiere dal pensile.

La dottoressa ha guardato Nina, che stava ancora nascosta contro di me.

«Posso visitarla?»

L’ho messa sul lettino e le ho tenuto la mano.

La visita è stata lenta e gentile. Le parlava tutto il tempo: dei cartoni, del suo coniglio di stoffa, di che gusto di gelato avrebbe preso a luglio. Nina rispondeva a monosillabi, gli occhi sempre attaccati ai miei.

Poi la dottoressa mi ha portata verso la finestra e le ha dato un adesivo da attaccare sul camice.

«Ci sono dei lividi» ha detto piano. «Sulla parte alta di entrambe le braccia. Piccoli, in via di riassorbimento. Ma la disposizione è quella tipica di una presa.»

Ho sentito il pavimento inclinarsi.

«Non possono essere di una caduta?»

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