Quella sera mia madre ha suonato alla porta. Da sola.
Aveva in mano una teglia coperta con la carta stagnola, come se il ragù potesse aggiustare qualcosa.
Non l’ho fatta entrare subito.
«Ho parlato con la dottoressa Lombardi» ha detto sulla soglia. «Le ho telefonato. Volevo sentirlo da lei.»
«E?»
Mia madre ha stretto la teglia.
«Mi ha detto le stesse cose che mi avevi detto tu otto giorni fa.»
Silenzio.
«Non ti chiedo di perdonarmi adesso» ha aggiunto. «Ti chiedo solo di dirmi cosa vi serve.»
Non l’ho perdonata quella sera. Ci ho messo mesi.
Ma l’ho fatta entrare.


