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Capitolo 3: Il matrimonio non si fa — Parte 1

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Capitolo 3 di 31
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Chiara è arrivata di corsa dalle scale, ancora con i bigodini in mano.

Le ho passato Nina senza spiegare niente.

«Portala in suite. Chiudi la porta a chiave. Non aprire a nessuno.» Ho respirato. «Soprattutto a lui.»

Chiara ha visto la faccia della bambina e non ha fatto una domanda. Le ha preso la mano e sono sparite in fondo al corridoio. È per questo che è la mia migliore amica da diciannove anni.

Poi mi sono girata.

Riccardo aveva già fatto due passi verso di me, le mani aperte, il palmo in alto. La postura dell’innocenza.

«Giulia, lasciami spiegare—»

«No.»

È uscita più dura di quanto volessi. Ma non potevo permettergli di toccarmi. Se mi toccava, avrebbe cominciato a parlare, e se cominciava a parlare, alla fine gli avrei creduto. Era sempre andata così.

Si è fermato. Ha lasciato passare sul viso un dolore perfetto, dosato.

Adesso lo riconoscevo. Era recitazione.

«È confusa, tesoro» ha detto, con quella voce morbida che usava quando voleva qualcosa. «È inciampata, si è spaventata, e ha chiamato la mamma. Lo sai com’è fatta. Fa la drammatica.»

Ecco.

Il primo tentativo di trasformare mia figlia nel problema. Non c’erano voluti nemmeno due minuti.

«Ha detto che le hai fatto male.»

«Ha quattro anni!» Si è passato una mano tra i capelli, esasperato. «A quattro anni si dicono cento cose. Non sa nemmeno cosa significano le parole che usa.»

L’ho guardato e ho provato, sinceramente, a cercarlo.

L’uomo che mi aveva portato le peonie al primo appuntamento. Quello che mi aveva tenuto la mano durante la separazione, quando non mangiavo più. Quello che mi aveva detto: Nina sarà anche mia, non ti preoccupare di niente.

Non c’era.

«Devi andare via.»

Gli occhi gli si sono stretti di un millimetro. Un millimetro solo.

«Come, scusa?»

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