Sono rimasta col telefono in mano.
Mia madre aveva calcolato il rischio che un innocente venisse distrutto.
Non aveva calcolato per un secondo il rischio che mia figlia venisse lasciata con lui.
La seconda chiamata è stata la madre di Riccardo. Meno diplomatica.
«Come ti sei permessa?» Non urlava. Sibilava. «Mio figlio vi ha mantenute, coccolate, portate in vacanza, e tu lo umili davanti a tutta Verona tre ore prima.»
«Suo figlio ha fatto del male alla mia bambina.»
«La tua bambina è una piccola manipolatrice» ha risposto. «Non voleva dividere la mamma con nessuno e ci è riuscita. Complimenti.»
Ha riattaccato anche lei.
Nina si è mossa nel sonno. Aveva il pollice in bocca, un’abitudine che aveva perso a due anni e mezzo e che era tornata a maggio.
A maggio, ho pensato. Da quando lui ha le chiavi.
Chiara è uscita dal bagno, pallida.
«Ho finito. Molti non capiscono. Alcuni sono arrabbiati.» Ha esitato. «Lui sta chiamando tutti.»
«Cosa dice?»
«Che la bambina è caduta e ha battuto la testa. Che tu sei sotto stress da matrimonio e hai avuto una crisi.»
Ovvio.
Stava già scrivendo la versione ufficiale. Lui vittima, mia figlia bugiarda, io instabile.
«Ti credono?» ho chiesto.
Chiara ha abbassato gli occhi.
«Parecchi sì.»


