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Capitolo 31: Il cavallino — Parte 3

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Capitolo 31 di 31
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Domande frequenti

Come si capisce se un bambino ha paura di un adulto?
I segnali più comuni sono comportamentali: regressioni (pipì a letto, pollice in bocca), silenzio improvviso in presenza di quella persona, disturbi del sonno, rifiuto del contatto fisico, tentativo di restare sempre fra il genitore e l’adulto in questione.

Perché un bambino non racconta subito quello che gli succede?
Spesso perché gli è stato detto che perderà l’affetto del genitore. La minaccia più usata non è la punizione fisica, ma la perdita dell’amore. Per questo la frase che sblocca tutto è: non esiste niente che tu possa dirmi che mi faccia smettere di volerti bene.

Cosa si fa concretamente in Italia se si sospetta un maltrattamento su un minore?
Ci si rivolge al pediatra (che ha obbligo di segnalazione), si sporge denuncia alle forze dell’ordine e la Procura può richiedere misure come il divieto di avvicinamento. I servizi sociali e il Tribunale per i Minorenni intervengono a tutela del bambino.

Il bambino deve testimoniare in aula?
No. In Italia i minori vengono ascoltati con l’incidente probatorio in modalità protetta: una stanza dedicata, uno specchio unidirezionale e uno psicologo che pone le domande, per evitare la vittimizzazione secondaria.

Perché tante persone credono all’aggressore invece che alla vittima?
Perché i manipolatori costruiscono in anticipo un’immagine pubblica solida e screditano la vittima prima che parli. È una strategia riconoscibile: quando emergono accuse, la reputazione preesistente pesa più dei fatti.

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