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Capitolo 21: La signora del terzo piano — Parte 1

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Capitolo 21 di 31
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L’escalation è arrivata di giovedì.

Un messaggio da un numero sconosciuto, alle 22:14.

Una foto.

Nina, nel cortile del condominio, con il grembiule dell’asilo, che tirava un pallone contro il muro.

Scattata quel pomeriggio.

Sotto, una riga: Dovevi fermarti quando potevi.

Il telefono mi è caduto sul tavolo.

Sono corsa alla finestra. Il cortile era vuoto. Un lampione, due macchine, il cassonetto.

Poi in camera di Nina. Dormiva, con un braccio fuori dalle coperte.

Sono rimasta lì in piedi al buio, con il cuore che sbatteva.

Ho chiamato il 112. Sono venuti, hanno verbalizzato, hanno detto che avrebbero aumentato i passaggi. E hanno detto anche l’altra cosa, quella vera: che senza un riscontro diretto si può fare poco.

Ho chiamato Federica. Ha detto: domani mattina depositiamo per il divieto di avvicinamento, e questa foto è oro, perché lo colloca sotto casa.

Ho chiamato Chiara. È arrivata in venti minuti con il pigiama sotto il cappotto e si è seduta in salotto a leggere fino alle sei.

E la mattina dopo ha suonato la signora Cecilia Pavan.

Terzo piano, interno 9. Ottantuno anni, un cardigan sempre abbottonato storto, una di quelle persone che dicono buongiorno con la formula lunga.

«Signora Ferrante, io non voglio impicciarmi» ha esordito. «Ma io sto sul balcone. Sto sempre sul balcone.»

L’ho fatta entrare e le ho dato un caffè.

Ha bevuto un sorso e ha appoggiato la tazzina.

«Ieri, verso le cinque meno un quarto, c’era una macchina grigia ferma davanti al cancello con dentro il suo fidanzato. Quello alto. È rimasto lì tredici minuti col telefono alzato. L’ho guardato perché mi sembrava strano.»

Ho posato la mia tazza molto piano.

«Signora Pavan… lei sarebbe disposta a ripeterlo ai carabinieri?»

Ha alzato il mento.

«Io lo ripeto al Papa, se serve.»

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