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Capitolo 29: Il cavallino — Parte 1

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Capitolo 29 di 31
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La sera del matrimonio siamo tornati a casa presto, perché a nove anni ci si annoia dei discorsi degli adulti.

Nina si è cambiata, ha messo la felpa e si è seduta al tavolo della cucina con mio padre.

Mio padre aveva portato una scatola di scarpe.

Dentro c’era Biscotto.

Era rimasto sul comodino spezzato per undici mesi, poi in un cassetto per altri quattro anni. Ogni tanto lo tiravo fuori, lo guardavo e lo rimettevo via, perché mi sembrava che aggiustarlo troppo presto volesse dire far finta di niente.

Poi, a marzo, Nina aveva detto una frase, così, mentre allacciava le scarpe: «Nonno, secondo te si può ancora aggiustare?»

Il nonno ci aveva messo tre settimane. Aveva rifatto la zampa con un pezzo di legno diverso, più chiaro, perché non aveva trovato lo stesso.

L’ha appoggiato sul tavolo.

Nina l’ha girato tra le mani. Ha passato il dito sulla giuntura, dove il legno nuovo si vedeva benissimo.

«Si vede» ha detto.

«Si vede» ha confermato il nonno. «Volevi che non si vedesse?»

Lei ci ha pensato su. Poi ha scosso la testa.

«No. Va bene così. Se non si vede sembra che non è successo.»

Nove anni.

Sono uscita sul balcone perché non volevo che mi vedessero piangere al mio matrimonio per un cavallo di legno.

Fuori faceva quel freddo pulito di novembre. Dal terzo piano, la signora Pavan aveva le luci accese e la televisione alta, come sempre.

Dopo un po’ è uscito Matteo con la giacca sul braccio e me l’ha messa sulle spalle senza dire niente.

Dalla cucina arrivavano le voci: Nina che spiegava al nonno che il cavallo adesso era più forte perché il legno nuovo era di castagno, mio padre che diceva di sì a tutto.

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