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Capitolo 14: Il caffè di via Zamboni — Parte 1

← Papà, stava cercando qualcosa: la verità nascosta
Capitolo 14 di 39
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Un’ora più tardi ero nello studio di Tommaso, con l’agenda sul suo tavolo.

La lesse in silenzio, pagina per pagina. Il suo viso si faceva più scuro a ogni riga.

«Questa è la prova, Daniele. Questa cambia tutto.»

Alzò gli occhi.

«Con questa più il materiale di Rachele otteniamo un provvedimento di allontanamento già oggi. Blocchiamo qualsiasi conto a cui abbia avuto accesso. E andiamo dai carabinieri con un’ipotesi di truffa in piena regola.»

«E Sofia? Può provare a portarmela via?»

Tommaso scosse la testa.

«Può provarci. Ma con un’agenda in cui scrive nero su bianco che l’affidamento era una leva dentro un piano di truffa? Nessun giudice le darebbe ascolto. Tu sei il padre legale, sei sull’atto di nascita, l’hai cresciuta dal primo giorno. E ora abbiamo la prova che a lei Sofia interessava solo come strumento.»

Tirai il primo respiro pieno da giorni.

«Quindi cosa facciamo?»

«Primo: separazione, subito. Secondo: depositiamo tutto in procura. Terzo: troviamo Marco. Se parla, o se lo prendono mentre agisce, questo diventa un procedimento penale serio.»

«Veronica non si arrenderà.»

«Lo so. Ma ora il vantaggio è nostro: non sa che abbiamo l’agenda. Non sa quanto sappiamo.»

Si alzò.

«Preparo le carte. Tu vai a casa e stai con tua figlia. E Daniele: non la contattare. Non risponderle. Non leggere i messaggi. Lascia fare a me.»

Tornai a casa. Elena aveva già riportato Sofia. Erano in cucina, coperte di farina fino ai gomiti.

«Papà! Abbiamo fatto i biscotti! E zia Elena mi ha sistemato i capelli!»

Si girò.

Elena aveva accorciato il lato lungo per pareggiarlo. Un caschetto corto, pulito, che le stava benissimo.

Sofia era radiosa.

«Sembro una principessa guerriera!»

Mi inginocchiai davanti a lei. «Sei bellissima, amore. Bellissima davvero.»

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