«Non l’ho minacciata. Ho detto che dobbiamo stare attenti. Pensare a cosa è meglio per Sofia.»
«Quello che è meglio per Sofia è che tu stia il più lontano possibile.»
Si sporse in avanti. La voce si abbassò.
«Ascoltami. Tu hai una cosa che voglio io. Io ho una cosa che vuoi tu. Facciamo uno scambio.»
«Da te non voglio niente.»
«Invece sì.» Il sorriso tornò, freddo. «Vuoi tenere Sofia. Vuoi tenere il tuo segreto. Vuoi che tutti continuino a pensare che sei suo padre.»
«Io sono suo padre.»
«Biologicamente no. E immagina se la cosa uscisse. La tua famiglia. I tuoi amici. Sofia, quando sarà grande. Vuoi davvero che scopra che sua madre ha mentito a suo padre per anni?»
La guardai.
«Cosa proponi?»
«La casa. Metà dei risparmi. E un accordo di riservatezza. Non lo dirò mai a nessuno. Spariscio. Non mi vedi più.»
«E se dico no?»
Si appoggiò allo schienale.
«Allora lo racconto a tutti. E chiedo l’affidamento. Anche io ho soldi, Daniele. Posso pagare avvocati bravi. Posso tirarla per anni. Tu spenderai ogni euro che hai per difenderti. E Sofia crescerà dentro una guerra. È questo che vuoi per lei?»
Pensai al microfono nella tasca. Ai due uomini nella sala. A Tommaso in ascolto.
Stava confessando tutto: l’estorsione, il ricatto, il piano.
«Quindi mi stai ricattando.»
Sorrise. «Ti sto offrendo una scelta. Una soluzione pacifica. Per il bene di tutti.»
Mi alzai.
«Ho un’altra scelta per te. Costituisciti. Oppure ci vediamo in tribunale.»
Il suo viso si deformò dalla rabbia. «Stai facendo un errore, Daniele. Te ne pentirai.»
«Non credo.»
Uscii dal bar senza voltarmi.
Fuori mi aspettava Tommaso. «Abbiamo tutto. Ogni parola. Stanno entrando adesso.»
Guardai attraverso la vetrina.
I due uomini in borghese si erano alzati e stavano andando verso il suo tavolo.
Lei li vide. Diventò bianca. Si alzò in piedi.
Troppo tardi.
Uno dei due le disse qualcosa. Lei girò la testa verso la vetrina. Verso di me.
Con negli occhi tutto l’odio del mondo.


