La mia prima moglie. La madre di Sofia. Morta tre anni prima, dopo quattordici mesi di ospedali e speranze che si accorciavano.
Prima di andarsene, aveva conservato una treccina minuscola del primo taglio di capelli di Sofia. La teneva in una scatola di latta chiusa con del nastro.
Quella scatola era sparita due mesi dopo che Veronica era venuta a vivere con noi. Gliel’avevo chiesto. Mi aveva detto che l’aveva buttata per sbaglio durante le pulizie di primavera.
Le avevo creduto.
«Che cosa stavi cercando?»
Ha fatto un passo indietro verso la porta. «Daniele, ha cinque anni. È confusa. Non sa nemmeno quello che dice.»
Fu allora che Sofia infilò la mano nella tasca del pigiama.
Tirò fuori una capsula di plastica trasparente, piccola come un’unghia, con dentro qualche filo di capelli attorcigliato.
«L’ho trovata io prima di lei.»
Me la mise nel palmo.
Veronica si lanciò in avanti. «Dammela!»
Fece un passo indietro con Sofia stretta al braccio e aprii la capsula con la mano libera.
Dentro c’era una striscia di carta piegata in quattro.
L’ho aperta.
Sei parole. Nella calligrafia di Rachele. Quella calligrafia che avevo amato per dieci anni.
Daniele, Veronica sa che Sofia non è tua.
Il mondo si fermò.
Non riuscivo a respirare. Non riuscivo a pensare.
E poi Sofia sussurrò ancora una cosa.


