«Perché stai tagliando i capelli a mia figlia?»
Ha appoggiato la macchinetta sul lavandino e si è pulita le mani sui jeans, come se avesse spolverato un mobile.
«Si rifiutava di pettinarsi. Erano tutti nodi. Le servivano delle conseguenze.»
«Conseguenze.»
Ho ripetuto la parola perché non riuscivo a farci stare dentro nient’altro.
Sofia ha affondato la faccia nella mia camicia. Poi, con la voce rotta: «Ha detto che le bambine brutte non hanno bisogno di capelli belli.»
Ho sentito lo stomaco chiudersi.
Il viso di Veronica è diventato duro come pietra. «Sofia, smettila di raccontare bugie. Non è quello che ho detto.»
E Sofia ha fatto una cosa piccolissima. Un sobbalzo. Un ritrarsi automatico delle spalle, come chi si aspetta una voce alzata prima ancora che arrivi.
Quel movimento mi ha spiegato tutto quello che dovevo sapere.
Non era la prima volta. Mia figlia aveva paura di lei. Della donna che avevo sposato sei mesi prima, convinto che sarebbe diventata una madre per Sofia.
Mi sono rialzato tenendo mia figlia in braccio.
«Fai le valigie.»
Veronica mi ha guardato come se fossi impazzito. «Vuoi buttare via un matrimonio per dei capelli?»
«Non si tratta dei capelli.»
Ora la mia voce era bassa. Molto più pericolosa di prima.
E poi Sofia ha sussurrato qualcosa contro il mio petto. Così piano che l’ho sentita per miracolo.
«Papà… stava cercando una cosa.»
L’ho scostata appena per guardarla in faccia. «Che vuoi dire, amore?»
Ha indicato con un dito tremante il mucchio di capelli sul pavimento.
«Continuava a dire che la mamma ci aveva nascosto qualcosa dentro.»
Ho girato la testa verso Veronica.
E ho visto il colore abbandonarle il viso. È diventata bianca come il muro alle sue spalle.
Rachele.


