La cerimonia fu breve. Semplice. Perfetta.
Quando baciai Marta, Sofia applaudì.
«Sì! Adesso siamo una famiglia!»
Dopo, mangiammo la torta in giardino. Sofia si sporcò tutta la faccia di crema e non le importò niente.
Giacomo mi venne accanto e mi tese la mano.
«Congratulazioni, Daniele. Te lo meriti.»
Gliela strinsi. «Grazie, Giacomo. Per tutto.»
«È fortunata ad avere voi. Tutti voi.»
La sera, quando gli ultimi ospiti andarono via, restammo noi tre sul dondolo del terrazzo.
Sofia in mezzo. Piena di torta e di felicità.
Alzò la testa verso di me.
«Papà?»
«Dimmi, amore.»
«Adesso staremo bene? Per sempre?»
La guardai. Poi guardai Marta. Poi guardai la vita che avevamo costruito.
Fuori da tanto dolore. Tanta paura. Tanti segreti.
«Sì, amore. Staremo bene. Per sempre.»
Marta mi strinse la mano.
Sofia sorrise.
E per la prima volta nella mia vita, mi sentii completo.
Pensai a Rachele.
Speravo che ci vedesse. Speravo che fosse contenta.
Ci aveva dato così tanto.
Sofia. La forza di combattere. Il coraggio di amare di nuovo.
Alzai gli occhi verso il cielo.
«Grazie» sussurrai.
Sofia appoggiò la testa contro il mio petto. Marta appoggiò la sua sulla mia spalla.
La casa era silenziosa. Il mondo era in pace.
E lo sapevo.
Qualunque cosa fosse arrivata, l’avremmo affrontata insieme.
Come famiglia.
Perché è quello che eravamo.
Non per sangue.
Non per nascita.
Ma per amore.
Puro. Vero.
— Fine —


